martedì 8 agosto 2017

Recensioni al Volo: Elliott Murphy, Ani Difranco

ELLIOTT MURPHY - Prodigal Son (2017)

Trentacinque dischi in 40 anni di carriera, cittadino americano di New York ma anche europeo di Parigi, dove si è trasferito da molti anni e da dove ama andare a zonzo per l’Italia (per un periodo ha fatto anche il busker a Roma). Chitarra e armonica, voce invecchiata ma sempre calda e profonda, anche in questo lavoro conferma la sua qualità compositiva con le sue ballate ricche di accenni soul o gospel.
Da ricordare il brano finale, il lunghissimo Absalom, Davy & Jachie O, dodici minuti di cavalcata musical-letteraria (brano ispirato alla Bibbia). Voto: ☆☆☆1/2


ANI DIFRANCO - Binary (2017)


Un bel pò di dischi alle spalle anche per l’artista di Buffalo (questo è il 20° album in 25 anni di carriera, a tre anni dal precedente “Allergic to Water”), cantautrice sempre caratterizzata dallo spirito tagliente e dalla narrazione ruvidamente politica e nel solco della non-violenza. Accanto al country-folk, che si sposa benissimo con i mentori del passato (Guthrie e Seeger su tutti) la sua capacità melodica sa integrare un re del funky-jazz come Maceo Parker ad un vate dell’indie-rock (Justin Vernon, AKA Bon Iver). Del resto l’eclettismo musicale è sempre stato il punto di forza di AD, anche questa volta riuscita a fondere magistralmente il suo essere fieramente “indie” ad intensità armoniche emozionanti impreziosite da texture eteree o rumoriste (quando prevalgono i clanks ed i ronzii di Bon Iver). Da ascoltare: Binary, Pacifist’s Lament, Even More. Voto: ☆☆☆☆

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