venerdì 13 luglio 2018

BLACKBERRY SMOKE, NATHANIEL RATELIFF


BLACKBERRY SMOKE (2018) Find A Light

Non inganni l’abbrivio hard rock dell’ultimo album della band georgiana capitanata dal chitarrista e vocalist Charlie Starr: il loro è sempre un blend esplosivo di southern rock, outlaw country, honky tonk, gospel e R&B. A mio avviso il miglior mix di Lynyrd Skynyrd, The Outlaws e The Marshall Tucker Band in circolazione. “Blackberry Smoke sound like veterans in the best possible sense, […] evoking the past without being beholden to it. The result is a splendid little record that simultaneously feels brand new and like a lost gem” (Stephen Thomas Erlewine, All Music). Come da tradizione southern rock la band supporta la pubblicazione di ogni nuovo album con un’incessante (200 date l’anno) attività live, che toccherà quest’anno anche l’Italia (unica data all’Alcatraz di Milano il 18 ottobre). A buon intenditor…
Voto Microby: 7.8
Preferite: Run Away From It All, I’ll Keep Ramblin’, Medicate My Mind


NATHANIEL RATELIFF & The Night Sweats (2018) Tearing At The Seams
La svolta della carriera musicale per Nathaniel Rateliff da Denver, Colorado, è giunta nel 2013, quando da singer-songwriter alla James Taylor si è trasformato in soul singer alla Otis Redding, si è dotato di una sezione fiati coi fiocchi ed ha scritto ed interpretato canzoni tra Blues Brothers, Otis Redding ed il Van Morrison “americano” dei ’70. Il successivo exploit al botteghino e di critica è del tutto meritato, e l’impressione del convincente, attuale Tearing At The Seams è che il nostro dal piedestallo non scenderà facilmente, perché ha qualità da vendere. Musica americana fino al midollo, R&B Stax-style ma che ha radici anche bianche: un nuovo tradizionalista di spessore, per musica ed ascoltatori evergreen.
Voto Microby: 7.8
Preferite: Hey Mama, Say It Louder, Coolin’Out


lunedì 9 luglio 2018

Recensioni al volo: Jon Allen, Mamas Gun

MAMAS GUN - Golden Days (2018)



Gruppo londinese di funky-soul revival attivo da una decina di anni, il cui nome si rifà all’omonimo disco di Erykah Badu del 2000, rappresenta uno dei migliori progetti di recupero del soul/R&B anni ’70 e ’80, con l'obiettivo di ravvivarne l’ispirazione, aggiornandone e modernizzandone i contenuti musicali e testuali. 
Al loro quarto lavoro, il loro sound è perfetto per l’estate, risultando contemporaneamente datato e senza tempo, proprio come avveniva per i pionieri del genere, negli anni ’60 e ’70.  Il loro soul stile Stax (con quei fiati ipnotici…) si alterna a  momenti più lo-fi, contaminazioni smooth rock o ouverture psichedeliche . Nel disco si sentono Stevie Wonder, Prince, Curtis Mayfield o, più modernamente Mayer Hawthorne, i Dap Kings e gli Alabama Shakes. Da ascoltare: You Make my Life a Better Place, The Spooks, We.  Voto:




JON ALLEN - Blue Flame (2018) 

Quarto lavoro per il cantautore inglese, originariamente scoperto da Mark Knopfler: dal suo album di esordio del 2009 era stato estratto un brano  (“Going Home”) utilizzato per uno spot della Land Rover, grazie al quale è riuscito ad autoprodursi i dischi, fondando l’etichetta Monologue. Dopo una serie di concerti a fare da spalla, tra gli altri, a Damien Rice, Seal, Knopfler, Emmylou Harris e Robert Cray, dal folk-blues degli esordi mano a mano il suo stile è evoluto verso un folk-pop elettroacustico a forte impronta soul con tanto di sezione fiati ed archi che gli danno un’impronta quasi morrisoniana.
Riferimenti: Damien Rice, David Grey, Bill Withers, Boz Scaggs, Randy Newman.
Da ascoltare: Jonah’s Whale, Keep on Walking, Since You Went Away. Voto:



domenica 1 luglio 2018

Recensione: Cosmo Sheldrake - The Much Much How How And I (2018)

Che sia un personaggio stravagante mi pare abbastanza indubbio. Multistrumentista 24enne di Hampstead, Londra, ha imparato a suonare il piano (a orecchio) a 4 anni e, con il passare degli anni, ha iniziato a collezionare strumenti (al momento ne sa suonare almeno trenta). Da adolescente sperimenta l’elettronica dandosi per lo più al campionamento ed al looping di musica di ogni genere, diventando un esperto delle più svariate combinazioni musicali, rimaneggiando e improvvisando sonorità da qualsiasi cosa gli passasse sotto le mani (per esempio registrando performance dal vivo all’interno di una lavanderia a gettoni o su un peschereccio). Il padre, biologo, gli insegna la passione per la natura e la madre, che Sheldrake considera sua principale fonte di ispirazione musicale, insegna canto armonico etnico; lui stesso studia antropologia ed è attualmente impegnato a rintracciare i suoni di animali estinti (!).
In questo geniale disco i brani traggono ispirazione da suoni catturati nell’ambiente (treni, scale mobili, pipistrelli, monete, uccelli, gatti, sottomarini) diventando la base di musica dall’accento teatrale, alternando chamber-pop a digressioni jazz, stilemi canterburiani e musica sinfonica. Sheldrake riesce, non si sa come, ad integrare generi, stili e suoni diversi, traducendo il caos musicale in un collage perfettamente armonico di canzoni dall’impronta pop-art. Un album musicalmente ricco e complesso ma che sicuramente va considerato come uno dei migliori debut-album dell’anno. Il rimando più chiaro sono gli Alt-J, ma anche Woodkid, Sufjan Stevens, Michael Nyman.  Da ascoltare: Linger Longer, Wriggle, Come Along. Voto: 1/2


giovedì 21 giugno 2018

BEN HOWARD, JOSHUA HYSLOP


BEN HOWARD (2018) Noonday Dream

Col terzo album si può definitivamente scrivere che l’ex surfista ed ex folksinger inglese è totalmente disinteressato a classifiche, stadi, programmazione radiofonica ed invece, per la felicità di chi non vede la necessità di un altro Ed Sheeran, è decisamente coinvolto nella ricerca musicale. Del suo genere: in punta di piedi, senza clamore né clangori, come ci insegna la storia dei cantautori intimisti e di quelli sperimentali, anziché pop. In occasione del precedente I Forget Where We Were (2014) avevamo scritto su queste pagine degli splendidi arrangiamenti per chitarre riverberate ed elettriche ad effetto “space”, ma anche della monocromaticità della voce e delle melodie. Appunti critici che si possono ribadire per Noonday Dream, peraltro qualitativamente di poco inferiore. Ma come giustamente osservato da qualche critico, Ben Howard sembra seguire l’ispirazione di Nick Drake e John Martyn (ma anche dei David Gray e Xavier Rudd più introspettivi) come fossero arrangiati da Brian Eno: una sorta di cantautore ambient. Non lo trascuri l’ascoltatore con simili riferimenti musicali. Ben Howard sarà in concerto al Vittoriale di Gardone Riviera il 4 luglio 2018.
Voto Microby: 7.5

Preferite: Nica Libres At Dusk, A Boat To An Island On The Wall, Towing The Line

JOSHUA HYSLOP (2018) Echos

Interessante cantautore canadese, ora al terzo album, come molti partito dalla lezione di Nick Drake e del primo John Martyn ed approdato ad un linguaggio più pop ma sempre intimo e raffinato, dalle parti di Passenger e James Maddock, senza tralasciare l'influenza del primo Piers Faccini. Canzoni primaverili nella positività e crepuscolari nella scelta degli arrangiamenti acustici, poco adatte alle corse in auto, molto invece all'ascolto in cuffia, nel relax di fine giornata. Vi sono accenni di sviluppo anche in senso elettrico, e quel che si intravede lascia altrettanto ben sperare. Un artista suadente e delicato, che piacerà a chi nei '70 si faceva cullare dalla tenerezza di James Taylor.
Voto Microby: 7.7
Preferite: Say It Again, How You've Been, Stand Your Ground



sabato 16 giugno 2018

Recensioni al volo: Gaz Coombes, Frank Turner

GAZ COOMBES - World’s Strongest Man (2018)
Terzo album da solista dopo la lunga militanza nei Supergrass, dopo 3 anni dal precedente Matador, piccolo gioiello elettro-pop, passato quasi inosservato nonostante la sua nomination al Mercury Prize. Con questo lavoro Coombes mescola i generi in una sorta di frullato musicale che va da Frank Ocean ai Neu! (sue testuali ispirazioni per questo lavoro) facendo anche convivere il britpop con il sounding elettronico più contemporaneo. Le atmosfere oscillano tra OK Computer  (“Shit I’ve Done Again”) e In Ranbows (“Vanishing Act”) dei Radiohead, Black Rebel Motorcycle Club (“Deep Pockets”) e David Bowie di fine anni ’90 (“Oxygen Mask”), Jack White (“World’s Strongest Man”) e Arcade Fire (“Wounded Egos”). Eccellente lavoro. Da ascoltare:Walk the Walk, Wounded Egos, Oxygen Mask.  Voto: 1/2



FRANK TURNER - Be More Kind (2018)
Molti dei migliori artisti, di qualsiasi campo artistico si parli, sono in continua evoluzione per adattarsi alle loro esperienze di vita e seguendo la propria direzione. Musicalmente parlando, sono coloro che sfornano album su album praticamente identici che spesso svaniscono nel dimenticatoio o si dimenano per raggiungere i fan che si sono allontanati. FT, classe 1981, ex punk-rocker britannico con i Million Dead, ha progressivamente de-elettrificato la chitarra orientandosi verso il mondo del songwriting folk-rock pur senza dimenticare l’energia delle sue origini. L’ultimo album (il 7° della sua produzione) parla di politica e di speranza ed inizia con Don’t Worry, un quasi gospel spruzzato di folk e prosegue con i suoi classici rock-pop vecchia scuola, apparentemente ripetitivi ma che, ascolto dopo ascolto, riescono ad emergere, quasi a ricordare un Morrissey contemporaneo. Ennesima fantastica collezione di uno degli artisti più affermati e geniali del Regno Unito ed ormai abituato a offrirci stimoli onesti e piacevolmente profondi. Da ascoltare: Don’t Worry, Be More Kind, 21st Century Survival Blues. Voto: 1/2

giovedì 14 giugno 2018

BIRDS OF CHICAGO


BIRDS OF CHICAGO (2018) Love In Wartime

Ensemble nato a Chicago per merito dei coniugi JT Nero (statunitense bianco, a dispetto del cognome) ed Allison Russell (canadese mulatta cresciuta a Montreal, che a dispetto della razza possiede una voce più bianca di quella del marito), con musicisti tuttora instabili nell’arco dei tre album pubblicati (quest’ultimo compreso). Al di là dell’indubbio talento compositivo del duo (soprattutto JT Nero) ed esecutivo dei musicisti, ciò che sorprende della band originaria della windy city è la bontà del progetto che parte folk ma fiorisce gospel e si completa soul, tuttavia con reminiscenze country (grazie all’attuale residenza dei coniugi a Nashville, ma soprattutto alle screziature country della voce femminile). L’album è prevalentemente acustico (ma sono preziosi gli inserti alla chitarra elettrica di Joel Schwartz), cantato alternando voce maschile e femminile ma spesso in duo e con cori di impronta gospel; non cerca la novità ma suona tradizionale ed elegante, adatto ai piccoli club ma, vista l’orecchiabilità pop delle composizioni, anche dalle buone potenzialità commerciali se arrangiato con una produzione più mainstream. Non sembra tuttavia quest’ultima la direzione della band, che pare invece scegliere la qualità nel tempo, visto che dopo la produzione di Joe Henry del secondo album ha scelto Luther Dickinson (North Mississippi Allstars/The Black Crowes) per Love In Wartime. Scelta azzeccata e disco da consigliare a chi ama la musica roots/americana bianca e nera del sud degli USA.
Voto Microby: 8
Preferite: Love In Wartime, Baton Rouge, Travelers

mercoledì 6 giugno 2018

XAVIER RUDD


XAVIER RUDD (2018) Storm Boy



Ho un debole per questo quarantenne di Victoria, Australia, partito quindici anni fa dai circuiti folk locali come chitarrista e suonatore di didgeridoo per poi aprirsi come polistrumentista a musica cantautorale ma dalle svariate influenze, sempre nell'ambito di un folk-pop coloratissimo, soulful e con abbondanti screziature reggae. La cultura aborigena (tale era la bisnonna) permea le sue liriche, da sempre improntate a magnificare le leggi di madre natura, il rispetto per l'ambiente e per le minoranze etniche e religiose ("la musica è la mia chiesa, la cultura aborigena la mia religione"), e soprattutto l'uguaglianza anche interspecie (nelle tribù aborigene gli uomini non si considerano superiori a piante ed animali). Dopo il capolavoro totalmente reggae "Nanna" del 2015, una splendida anomalia nella sua discografia, Rudd torna ad allacciarsi ai suoi temi anche musicali consueti, che vedono il Paul Simon sia intimo che etnico abbracciare il Bob Marley più mistico, e che nel nuovo millennio trovano esempi simili in Jack Johnson, John Butler, Ben Harper (ma io lo preferisco a tutti e tre). Storm Boy si aggancia a Spirit Bird del 2013, ma lo supera in brillantezza di suoni, varietà di ispirazione, leggerezza compositiva. E' un disco che nella prima parte rallegra, rinfresca, corrobora, e nella seconda culla con ballate sognanti. Grazie a Stefano che me lo fece conoscere molti anni fa, spero di potermelo godere dal vivo il prossimo 10 ottobre all'Alcatraz a Milano.
Voto Microby: 8.3
Preferite: Keep It Simple, Walk Away, True Love

BLACKBERRY SMOKE, NATHANIEL RATELIFF

BLACKBERRY SMOKE (2018) Find A Light Non inganni l’abbrivio hard rock dell’ultimo album della band georgiana capitanata dal chitarris...