venerdì 17 luglio 2009

James Taylor in concerto


In effetti non so cosa c'entrasse JT con un festival chiamato Milano Jazzin Festival, anzi a dire il vero ero preoccupato che lui si sentisse obbligato a fare l'originale. Per fortuna JT è sempre lo stesso: in grado di radunare ancora oltre 6000 persone capaci di scatenarsi non appena partivano note conosciute come quelle di "You've Got A Friend" o "Sweet Baby James". Come sempre gentile e simpatico ama ancora divertire e divertirsi come quando fa smorfie e balbettii vari in "Steamroller Blues" o come quando si scatena con una medley di Wilson Pickett. Gran bel concerto.

domenica 12 luglio 2009

James Taylor a Milano

Non mi stancherò mai di assistere ad un suo concerto (deve essere il 4° o il 5°, ho perso il conto). La cosa che mi impressiona di più è che uno che ha venduto più di 40 milioni di dischi, ha collezionato più di 40 dischi di platino, è entrato nella Hall of Fame contemporaneamente per due categorie (singer/songwriter e rock) ed è stato sulla copertina di Time, è forse la star più umile che conosca. Collabora con chiunque glielo chieda (si è prestato perfino a farsi, amabilmente, prendere in giro da Elio) e quando sale sul palco cerca con gli occhi la complicità del suo pubblico come un qualsiasi cantautore alle prime armi; ama raccontare i tempi eroici del rock west-coast anni '70 mandando in estasi i suoi fan. La novità di questo sembrano essere i pezzi cover (come per i due album recenti) e la sua band di altissimo livello: Steve Gadd, Larry Goldings, Jimmy Johnson, Michael Landau, Kate Markowitz, Arnold McCuller e Andrea Zonn.

sabato 11 luglio 2009

Steely Dan il giorno dopo

L'unico grosso errore del concerto è stato di non cospargermi di Autan per allontanare lo sciame di zanzare calatomi addosso all'inizio del concerto; le tossole che ancora mi affliggono saranno ancora per qualche giorno (spero non oltre) un ricordo accessorio di questo bel concerto. Altra cosa curiosa era il pubblico, cioè noi: mediamente brizzolato e con pancetta (del resto anche Walter Becker non era da meno) e di età adeguata. Il concerto lo aspettavo con ansia e preoccupazione insieme dato il noto manierismo del duo Becker-Fagen: in realtà una band davvero di massimo livello (la migliore mai avuta secondo Becker, noto scassapalle perfezionista) con intesa perfetta ed una scaletta ben amalgamata tra pezzi più pop-rock e più jazzati, tra vecchi successi ("Peg", "Home at last" su tutti ma anche con l'inattesa "the Royal Scam" dall'album omonimo del 1976) e nuovi ("Two against Nature"). Un gran bel concerto, terminato con una curiosa versione jazzata di Ultimo Tango a Parigi. Lunedì però, per James Taylor, mi faccio il bagno nell'Autan.

martedì 7 luglio 2009

Steely Dan in concerto

Chi li ha visti nel concerto di Lucca dello scorso anno (o erano due anni fa?) li ha trovati memorabili. Ed in effetti gli SD sono una delle formazioni rock più originali ed insolite dell'intero panorama musicale. Donald Fagen e Walter Becker riescono a miscelare rock con jazz, funk e blues, il tutto con una moderna impronta quasi high tech. I loro dischi migliori sono Aja del 1977 e Gaucho del 1980. Dopo quel disco si sciolsero per dedicarsi alle carriere soliste ma negli anni novanta tornarono insieme dedicandosi anche a quello che non gli era mai piaciuto fare molto, i concerti live. Auguriamoci di godere di una performance di massimo livello.

lunedì 6 luglio 2009

Vienna Teng - Inland Territory

Californiana-Taiwanese di San Francisco, pianista con profonda preparazione classica e con una voce morbida ha riadattato melodie classiche in chiave folk (o viceversa?). Utilizza molto il sintetizzatore e le tastiere elettroniche in genere (faceva la programmatrice alla Cisco, prima che venisse scritturata nel 2002 dalla Universal). Inland territory (il suo quarto lavoro) contiene, in mezzo a brani tutti di ottimo livello, due autentiche perle, "Antebellum" e "The Last Snowfall"(curioso e ammaliante il fruscio di fondo come da vecchio vinile consunto..) che sicuramente concorreranno come migliori canzoni del 2009.

venerdì 3 luglio 2009

Big Head Todd and The Monsters - All the love you need


Questo album merita una segnalazione per due motivi. Innanzitutto si tratta di un bell'album, di un gruppo che conoscevo poco e che invece ha il sacro cuore del rock come piace a me: una serie di pezzi di energia pura con una solida base blues e tastiere e chitarre e una bella voce....
Il secondo motivo è che i suddetti hanno deciso che, siccome la maggior parte dei loro guadagni deriva degli spettacoli dal vivo, il disco non lo si deve pagare ma lo si può scaricare del tutto gratuitamente dal loro sito (http://www.bigheadtodd.com/alltheloveyouneed/index2.php) . Beh, che dire...hanno perfettamente ragione e lo sappiamo tutti! Alla faccia delle cause miliardarie per i brani piratati.
VOTO ☆☆☆☆ (molto buono)

giovedì 2 luglio 2009

Ry Cooder: i miti non si discutono.


Appunto. Non riesco proprio (e non voglio) dire che è stato un concerto che mi ha lasciato un pò di amaro in bocca. Sicuramente mi aspettavo troppo visto che era la prima volta che assistevo ad un suo concerto e le aspettative erano tante. Sarà stata anche la mancanza di Flaco Jimenez (mamma mia come mancava la sua fisarmonica!) oppure quel look un pò "Anni Azzurri" in gita alle Hawaii o anche l'introduzione della futura nuora (?) Juliette Commagere (bravina ma che c'entrava quel pop elettronico? Ok "c'entrava" Joachim Cooder....battutaccia...). Quindi mi sono imposto di sottolineare le cose buone, anzi ottime: "How can a poor man..", "The very thing that makes you rich" (porca miseria però volevo i cori di Bobby King e Terry Evans!), "Jesus on the Mainline"... E poi la tecnica sempre sopraffina e geniale, sicuramente lontana da un virtuosismo fine a se stesso. Anche Nick Lowe è stata una piacevole sorpresa con quegli occhiali da dandy e quell'aspetto un pò Happy Days ma soprattutto con i suoi brani sixties ed uno in particolare che non conoscevo e che mi ha entusiasmato ("Peace, love & understanding"). Per non parlare poi della bravura di Joachim alla batteria. Vabbè ripeto, i miti non si discutono.

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