In arrivo (sembra a fine giugno) un nuovo live in formato doppio DVD e Blue-Ray del concerto a Londra lo scorso 28 giugno. Tra le chicche dell'album la cover di "London Calling" dei Clash e Brian Fallon dei Gaslight Anthem che duetta con il boss in "No Surrender".
Ascoltatevi i Clash in versione New Jersey: mamma mia!!!
Pensavo a "Cell Phones Ringing (in the pockets of the dead)", tratta dal suo penultimo album "Streets of New York": in fondo può essere considerata un suo manifesto, l'ennesima dimostrazione del suo amore verso la città. Willie Nile, anche se nato a Buffalo, vive da sempre a New York, cresciuto in una famiglie irlandese in cui i genitori ascoltavano per lo più musica classica e vaudeville mentre lui ed i suoi fratelli solo rock'n'roll. Appena possibile lascia Buffalo e si trasferisce a vivere nel Greenwich Village da dove con la sua chitarra se ne andava a suonare ora al CBGB (in quegli anni vi suonavano spesso Patti Smith, i Television, i Ramones ed i Talking Heads...), ora al Cornelia's Street Cafè. Il suo primo disco "Willie Nile" è del 1980, ed è un inno al Bob Dylan elettrico ed al Bruce Springsteen di "Darkness". Il disco viene incensato dalla critica come uno dei migliori lavori folk-rock di quell'epoca. Il suo secondo "Golden down" è la celebrazione elettrica di New York: da allora lo chiamano "a one man Clash" per sottolinearne la vena rockeggiante. Da quel disco in poi succede qualcosa: rimane incastrato in una serie di beghe con la casa discografica (Geffen) e la sua carriera si incarta per un bel pò di tempo. Nel 1991 finalmente pubblica "Places where I've never been", con tanti amici ad aiutarlo (Richard Thompson, Roger McGuinn, Loudon Wainwright III) mentre negli anni successivi si diverte a suonare in giro per il mondo ed a collaborare con sbarbatelli alle prime armi (Springsteen, Ringo Starr, Elvis Costello, Who, Ian Hunter, ecc. ecc.) fino a "Beautiful Wreck of the world" nel 1999 disco in cui spicca un brano dedicato a Jeff Buckley ("On the road to calvary").
In ogni caso, a mio parere, gli ultimi due album rappresentano il punto più alto della sua carriera: Streets of New York prima, House of a Thousand Guitars poi, rappresentano il vero inno d'amore al rock, a New York ed alle sue radici irlandesi.
Dopo cinque album insieme agli Wallflowers (in un decrescendo di qualità e di successo) ed un precedente lavoro da solista ("Seeing things") niente male, ora che anche Jakob ha passato gli "anta" credo sia finalmente opportuno capire se anche lui merita la nostra attenzione dopo che molti di noi sono cresciuti con le canzoni di suo padre..
Al primo ascolto mi sembra un'evoluzione del precedente, anche se c'è qualche atmosfera country di troppo. Neko Case e Kelly Hogan insieme al produttore T-Bone Burnett hanno collaborato al disco. Ora bisogna ascoltarlo meglio, ma devo dire che promette bene...
Joe Bonamassa ha costruito la sua carriera sulle solide fondamenta di leggende del rock blues come Stevie R. Vaughan e Eric Clapton. E' praticamente cresciuto con la chitarra in mano: ha cominciato a strimpellarla a 4 anni e a 12 anni già suonava in pubblico nella sua città nella parte settentrionale dello stato di New York. Il suo stile è la perfetta sintesi del blues più classico di Elmore James o BB King e del rock alla Jimmy Page o Jimi Hendrix. Anche in questo suo nuovo disco, interamente registrato in Grecia all'isola di Santorini, insieme ad un pugno di musicisti di quelle parti, JB ci offre un disco di pezzi originali (5 su 13) misti a cover, che tuttavia riesce a reinterpretare facendoli diventare tutti suoi. Le cover sono di Jeff Beck (Spanish Boots), John Hiatt, Otis Rush, Willie Nelson (Night life), Leonard Cohen ed altri. In particolare Bird on a Wire si differenzia dall'originale di Cohen mediante l'utilizzo di strumenti più folk (si vede che la vista delle isole greche lo stava ispirando..): forse proprio l'originalità di questo pezzo lo rende forse il migliore episodio dell'album. Gli strumenti folk sono presenti ma non invadenti anche in altri brani quali la bella, acustica, Quarriman's Lament o Athens to Athens ma non mancano i soliti blues rock tiratissimi più classici per lo stile di JB. Un bel disco. Il solito bel Bonamassa.
Gli svedesi mi hanno sempre incuriosito: ci si aspetta un popolo un pò algido (dubbio ovvio) ed invece sono quanto di più scatenato esista. Musicalmente poi sono in grado di produrre i generi più disparati e tutti in maniera esemplare (per fortuna non si sono fermati agli Abba...). Timo Räisänen, di madre indiana e padre finlandese, ha fatto parte di un paio di gruppi Indie di Goteborg prima di iniziare nel 2005 la propria carriera solista. La sua musica è un misto di indie pop e folk acustico e questo brano su you tube potrebbero averlo inciso Mumford & Sons o i Fleet Foxes!
Allora, ho scoperto che adesso negli USA è di moda fare la "chat-roulette" cioè aprire un canale chat video e comunicare con chi c'è. Quel fuori di testa di Ben Folds lo sta facendo nei suoi concerti ed ecco il risultato....