sabato 12 gennaio 2013

ultimi respiri del 2012..Black Country Communion, Sister Sparrow, Zac Harmon, Patterson Hood

Black Country Communion - Afterglow (2012)
Per chi non li conosce i BCC sono un supergruppo formato dal mitico Joe Bonamassa, Glenn Hughes (Deep Purple), Jason Bonham (figlio di John - Led Zeppelin), e Derek Sherinian (tastiere). Questo è il loro terzo disco ed anche questo, come i precedenti, trasuda della forte personalità di Bonamassa, leader ed ispiratore principale; nonostante la sua personalità tuttavia, il lavoro mostra una chiara omogeneità di intenti tra tutti i componenti che mettono la loro energia al servizio del gruppo. Non è un caso che infatti i brani migliori come Midnight Sun, il cui riff ricorda gli Who di Won't get fooled again, o Afterglow, che evoca The Rain Song dei Led Zeppelin, vengano fuori da un grande contributo rispettivamente di Bonham e Sherinian. Un lavoro che si può riassumere così: un gruppo blues-rock stile anni '70, una forte connotazione personale da parte dei singoli membri della band, il tutto con una produzione moderna e di classe. Voto ★★★
Sister Sparrow & the Dirty Birds - Pound of dirt (2012)
Se fosse sfuggito a qualcuno degli appassionati del blog, è loro il video pubblicato qualche giorno fa, ad ispirazione per la redazione delle classifiche 2012. Gruppo di Brookyln, sembra invece che vengano fuori da qualche brughiera intorno a Memphis o da qualche palude sul delta del Mississippi. Riescono a metter insieme con maestria funk, R&B, blues elettrico ed anche un pò di garage rock, e sono segnalati come uno dei gruppi migliori da vedere dal vivo. Proprio questo forse rappresenta il loro limite: ascoltando il disco si sente un pò troppo di tutto: troppe voci, troppi strumenti, troppa musica insomma, come se stessimo assistendo ad un concerto e non un lavoro da studio: urge produzione adeguata perchè la stoffa è di primo livello. Un album da ascoltare con le cinture allacciate. Voto ★★★1/2
Zac Harmon - Music is medicine (2012)
Il titolo non poteva far altro che intrigarmi: musica come medicina, wow! Il medico in questione è Zac Harmon, bluesman moderno, che sa usare tutto quello che respira intorno a lui, gospel, R&B, funk alla Sly & The Family Stone, perfino reggae e un pò di southern country per contaminare la sua chitarra profondamente blues. Insomma una specie di blues cross-over che ci guarisce dalla frenesia della vita moderna...Voto ★★★1/2
Patterson Hood - Heat lightning rumbles in the distance (2012)
Il leader dei Drive-By truckers non si ferma mai: in questo lavoro, si prende una pausa dal gruppo e scrive un pugno di canzoni folk-rock un pò depressive che forse, non sarebbero degne di stare su un album del gruppo. Non che manchi qualcosa di valido : "Depression Era" e "after the damage" non sono male ma non bastano a sollevare l'album da un livello valido sì ma mai entusiasmante o coinvolgente. Voto ★★★

LATE BUT NOT LEAST: Willy Mason, Ray Wylie Hubbard, Sharon Van Etten, Giant Giant Sand, Joss Stone

WILLY MASON (2012) Carry On (Dopo un esordio estremamente maturo all’età di 19 anni, il cantautore USA è solo al terzo lavoro in 9 anni ma mantiene le promesse con una qualità compositiva superiore alla media, esaltata da arrangiamenti acustici spesso sporcati da una chitarra elettrica distorta che piacerebbe a Chris Eckman ma anche a Daniel Lanois, e da una sezione ritmica moderna ma calda. Una voce maschia, riflessiva, amara e dei testi maturi e sarcastici lo fanno collocare tra i discepoli di Johnny Cash, Townes Van Zandt e Mark Lanegan, in mezzo ai beautiful losers Lee Clayton, Damien Jurado, M. Ward, Mark Eitzel, Josh Ritter) 8/10

RAY WYLIE HUBBARD (2012) The Grifter’s Hymnal (Da molti considerato l’antesignano del cowpunk, a 65 anni il country-rock-bluesman americano continua a possedere una voce profonda e roca, ed a produrre albums elettroacustici di alta qualità e forte intensità, in perfetta linea con gli outlaws succedutisi nei decenni, da Willie Nelson e Waylon Jennings a Steve Earle e Ryan Bingham) 7.8/10

SHARON VAN ETTEN (2012) Tramp (Trentenne USA al terzo album, partita come una Marissa Nadler più melodrammatica, ora propone un’americana come fosse trattata da Anna Calvi e St. Vincent, riuscendo ad essere più melodica di entrambe, soave nel timbro vocale ma urgente nello sferragliare delle chitarre, acustiche con rinforzo stratificato/riverberato dell’elettrica, col netto di un’intensità melodicamente punk) 7.6/10

GIANT GIANT SAND (2012) Tucson (Un “Giant” in più ma nessuna variazione stilistica per i Giant Sand: Tucson è un concept acustico su un viaggio ideale del leader Howe Gelb in bicicletta on the road, che piacerà ai fans di Calexico, Band of Blacky Ranchette e Los Lobos con la sua riuscita miscela di country-folk, tex-mex, shuffle-jazz, blues notturni ed inserti mariachi, morriconiani ed ispanici, tra deserti, saloons, prigioni e stazioni rigorosamente abbandonati e polverosi) 7.5/10

JOSS STONE (2012) The Soul Sessions Vol. 2 (Che peccato che questa bella inglesina non sia riuscita (finora) a mantenere le promesse che uno strepitoso debutto a 16 anni la incoronava come nuova Aretha Franklin bianca: i successivi tentativi di modernizzare il linguaggio della musica black che non fosse in direzione nu-soul o hip-hop hanno finora partorito una sorta di Anastacia più funk-R&B. Non differisce l’ultimo sforzo, da 8+ quando segue i sentieri del soul classico e da 6 quando cerca una via “moderna”, nonostante lo sforzo, cristallino fin dal titolo dell’album, di tornare sui passi dell’esordio. Comunque il suo miglior lavoro da allora) 7.3/10

lunedì 7 gennaio 2013

Minirecensioni: Polly Paulusma, Suzanne Vega, Martha Wainwright, Tristan Prettyman,


Polly Paulusma - Leaves from the Family Tree (2012)
Terzo disco, dopo lo splendido esordio del 2004 "Scissors in my pocket" che consiglio a tutti di riascoltare e il meno valido "Fingers & Thumbs" del 2007. Per capirla basta sapere che in questi 5 lunghi anni ha fatto da spalla per Bob Dylan, Coldplay, Jamie Cullum, Joseph Arthur e molti altri: praticamente non si riesce a darle un'identificazione certa.  La cosa singolare di PP è il mettere in primo piano la canzone, più che la voce; le parole, più che l'intonazione.  Il tutto secondo stilemi ora folk acustici, ora pop jazzati. Un pò Suzanne Vega (ora forse meglio dell'originale, vedi sotto), un po' Norah Jones, un pò Vanessa Carlton. Bel disco, da ascoltare. Voto ★★★1/2
Tristan Prettyman - Cedar + Gold (2012)
Ogni disco è un pelino meglio del precedente. Questo lavoro ha forse il difetto di strizzare l'occhio al pop più commerciale ("My oh My", è la classica canzone da classifica) ma quando si ricorda di scrivere al meglio ("I was gonna marry you") non può non piacere e convincere. Si merita senz'altro più considerazione e successo. Voto ★★★1/2
Suzanne Vega - Close-up 4 (2012)
Rivisitare la propria carriera è pratica molto difficile.  Però il desiderio di SV di reinterpretare se stessa sta diventando un'ossessione. Tra il 1985 ed il 2007 ha registrato 7 album di canzoni originali; dal 2007 ad oggi ha praticamente reinciso quasi tutto da quegli album, strippando acusticamente i brani. Operazione di incerto significato e non sempre meritevole dato che non aggiunge nulla. Voto ★★
Martha Wainwright - Come Home to Mama (2012)
Sarà anche un album elegante e liricamente maturo, come alcuni dicono. A me pare francamente noioso e privo di qualsiasi senso logico musicale. Altro disco per stomaci forti. Voto ★★
Blood-Red Coat

E' il momento di scaldarsi per le classifiche 2012...


E' proprio ora di mettere giù le classifiche del blog! L'ineffabile Microby ha già provveduto per cui chiamo a raccolta gli altri bloggers ad esprimersi entro qualche giorno (limite a domenica 13 gennaio).
Per trovare ispirazione beccatevi questa chicca e saltate con me (ma dopo concentratevi e scrivete....)!


venerdì 4 gennaio 2013

SCAMPOLI (MERITEVOLI) DEL 2012: Jake Bugg, Dark Dark Dark, Lord Huron, Mark Eitzel, Woods

JAKE BUGG (2012) Jake Bugg (Diciottenne di Nottingham dalla sorprendente maturità musicale, indifferente ai trends del momento ed artefice invece di un folk-pop che richiama Bob Dylan e Fred Neil quanto Conor Oberst e Jens Lekman, Donovan quanto i songwriters pre-Beatles, affiancandosi a modelli attuali come M. Ward, Pete Molinari, o lo svedese The Tallest Man On Earth, ai quali è da preferirsi in virtù di una maggiore varietà di scelte melodiche ed arrangiamenti, oltre che per l’età che, stante le premesse, lascia intravedere un radioso futuro) 7.8/10

DARK DARK DARK (2012) Who Needs Who (Quarto album per la band americana e più di un richiamo ai lavori più crepuscolari di Regina Spektor, con gli arrangiamenti centrati sul pianoforte e l’impianto, che resta scarno, arricchito da sezione ritmica, archi ed occasionali fiati, e la malinconica voce di Nona Marie Invie a rendere sentimentale ma inquieta la proposta) 7.8/10

LORD HURON (2012) Lonesome Dreams (Il gruppo di Ben Schneider, cresciuto musicalmente in California, segue all’esordio le orme del revival folk-rock di Fleet Foxes e Mumford & Sons, con composizioni dalle belle armonie vocali, chitarre acustiche con funzione prevalentemente ritmica, doppia voce maschile, epica e coralità misurate. Bel lavoro, anche se manca la genialità dei Fleet Foxes ed una voce solista carismatica come quella di Marcus Mumford) 7.6/10

MARK EITZEL (2012) Don’t Be A Stranger (Uno scarno pizzicato di chitarra acustica, note dolenti di pianoforte, delicati contrappunti di archi, sezione ritmica in punta di piedi, e voce malinconica: dopo 11 album da leader degli American Music Club ed al nono da solista la ricetta del cantautore californiano non cambia, così come la qualità medio-alta della scrittura, tra liriche tristi ma ironiche e melodie che invitano all’introspezione) 7.5/10

WOODS (2012) Bend Beyond (Sesto album per il gruppo di Brooklyn capitanato da Jeremy Earl, all’insegna di un folk-rock che parte dai Byrds e si contamina con il pop e la psichedelia, a ricordare Three O’Clock e Rain Parade: senza dubbio negli anni ’80 l’avremmo classificato un buon lavoro della scena Paisley Underground) 7.5/10

martedì 1 gennaio 2013

Heart - Stairway to Heaven Led Zeppelin - Kennedy Center Honors

Buon anno a tutti!
Strepitosa cover che ha fatto luccicare gli occhi a Robert Plant e non solo a lui.
Grazie a Gigi per la segnalazione

Mieka Pauley-First Stone

Una scoperta di questi giorni.
Rocker di Boston, ha una laurea in antropologia ad Harvard, ha cantato l'inno prima di una partita dei Red Sox, cantato al Newport folk festival e fatto da opener ai concerti di gente come Eric Clapton, Jason Mraz e John Legend.
Visti i testi dei suoi pezzi la ragazza, come si diceva ai nostri tempi, dovrebbe lavarsi la lingua col sapone ma il suo album "The science of making choices" a mio parere è uno dei più interessanti dell'anno.
Le migliori per me "Wreck", "First stone", Never fuck a woman you don't love" e "Frigid"

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