martedì 4 settembre 2012
Bill Fay - This world
Grande scoperta (almeno per quanto mi riguarda). Il disco è stupendo e magari ci scriverò sopra due righe: nel frattempo sentitevi questo brano, scritto insieme a Jeff Tweedy (Wilco). Fenomenale.
venerdì 31 agosto 2012
Regina Spektor - What we saw from the cheap seats (2012)
Ascolto questo album da un paio di mesi, non me ne stanco mai e avrei voluto parlarne a lungo. La recente minirecensione di Microby (che ripropongo prima della mia, per mantenere un pò di ordine) mi ha convinto che fosse finalmente venuto il momento di divulgare anche le mie sensazioni dopo l'ascolto di questo magnifico disco.
MICROBY: La fuoriclasse dell’anti-folk newyorkese, trapiantata nella grande mela con la famiglia moscovita all’età di 9 anni, continua a deliziarci con un cantautorato intelligente e vario, come al solito guidato da pianoforte, che sia acustico o elettrico sempre con eccellenti risultati, dalla ballata languida al reggae lieve, dall’impegno sociale alla fuga nel cinema. Osa arrangiamenti bizzarri sapendo di poterselo permettere, ed il risultato è il suo album migliore. E’ definitivamente una grande, sempre più lontano da Tori Amos ed émule, e sempre più sulla scia di Randy Newman. 8.8/10
LUCAF: Regina è stata in cima alla lista dei migliori dischi di questo blog nel 2009 per il magnifico "Far"; nello stesso anno ho avuto l'opportunità di assistere ad un suo concerto al Radio City Music Hall di New York e ne sono stato rapito. In questi due anni la sua carriera ha subito una costante accellerazione: concerti e riconoscimenti ovunque, Peter Gabriel ne ha fatto una cover nel suo disco, persino Obama e co. l'hanno incensata. Nonostante ciò Regina si comporta in maniera discreta, non atteggiandosi a diva della musica rock, e pertanto anche il suo disco non poteva che essere non convenzionale. Undici brani diversi tra loro ma uniti dalla sua voce dolce ed innocente ma potente e acrobatica e dai suoi arrangiamenti genialmente semplici con cambi di ritmo improvvisi e stravaganti. Una serie di brani stupendi: Don't Leave Me (Ne me quitte pas), sicuramente destinata ad essere la vera Hit del disco, l'elegante Firewood, quasi un valzer per voce e piano, la ballata How, sospesa ad un metro da terra, All the Rowboats, aggressiva e melodica, The Party la più spektoriana di tutto il disco. Insomma, anche qui un disco stupendo, a mio parere un filino meno del già citato "Far" ma sempre da annoverare tra i migliori del 2012, A proposito, oggi mi sono comprato i biglietti per il suo concerto al Beacon Theatre di New York il prossimo 24 ottobre... Voto ★★★★1/2
MICROBY: La fuoriclasse dell’anti-folk newyorkese, trapiantata nella grande mela con la famiglia moscovita all’età di 9 anni, continua a deliziarci con un cantautorato intelligente e vario, come al solito guidato da pianoforte, che sia acustico o elettrico sempre con eccellenti risultati, dalla ballata languida al reggae lieve, dall’impegno sociale alla fuga nel cinema. Osa arrangiamenti bizzarri sapendo di poterselo permettere, ed il risultato è il suo album migliore. E’ definitivamente una grande, sempre più lontano da Tori Amos ed émule, e sempre più sulla scia di Randy Newman. 8.8/10
LUCAF: Regina è stata in cima alla lista dei migliori dischi di questo blog nel 2009 per il magnifico "Far"; nello stesso anno ho avuto l'opportunità di assistere ad un suo concerto al Radio City Music Hall di New York e ne sono stato rapito. In questi due anni la sua carriera ha subito una costante accellerazione: concerti e riconoscimenti ovunque, Peter Gabriel ne ha fatto una cover nel suo disco, persino Obama e co. l'hanno incensata. Nonostante ciò Regina si comporta in maniera discreta, non atteggiandosi a diva della musica rock, e pertanto anche il suo disco non poteva che essere non convenzionale. Undici brani diversi tra loro ma uniti dalla sua voce dolce ed innocente ma potente e acrobatica e dai suoi arrangiamenti genialmente semplici con cambi di ritmo improvvisi e stravaganti. Una serie di brani stupendi: Don't Leave Me (Ne me quitte pas), sicuramente destinata ad essere la vera Hit del disco, l'elegante Firewood, quasi un valzer per voce e piano, la ballata How, sospesa ad un metro da terra, All the Rowboats, aggressiva e melodica, The Party la più spektoriana di tutto il disco. Insomma, anche qui un disco stupendo, a mio parere un filino meno del già citato "Far" ma sempre da annoverare tra i migliori del 2012, A proposito, oggi mi sono comprato i biglietti per il suo concerto al Beacon Theatre di New York il prossimo 24 ottobre... Voto ★★★★1/2
venerdì 24 agosto 2012
MINIRECENSIONI: Regina Spektor, Kelly Hogan, Counting Crows, Dr. John, The Tallest Man On Earth
KELLY HOGAN (2012) I Like To Keep Myself In Pain (Membro fisso della band di Neko Case con sporadiche incisioni in proprio –la precedente è del 2001--,
COUNTING CROWS (2012) Underwater Sunshine (Il 6° album in studio della band di San Francisco è di sole covers, in parte a causa dei disturbi mentali del leader Adam Duritz emersi dopo la separazione dalla Geffen nel 2009. Ed è un bel lavoro, per lo più di brani non troppo noti, interpretati con personalità (il caratteristico ibrido 60’-70’-
DR. JOHN (2012) Locked Down (Malcolm John Rebennack, in arte Dr. John, rappresenta la quintessenza del suono di New Orleans: già virtuoso pianista di boogie e blues, riesce a shakerarli con funky, R’n’B, jazz, rock’n’roll, psichedelia e col locale voodoo e mardi gras, ed in quest’ultimo lavoro perfino col mali-blues e l’ethio-jazz. A 71 anni, già da 3-4 album ci sta deliziando con una seconda giovinezza artistica, all’altezza dei suoi capolavori) 8/10
THE TALLEST MAN ON EARTH (2012) There’s No Leaving Now (3° album per il 29enne svedese Kristian Matsson che, in barba allo showbiz, sta ottenendo attenzione anche oltreoceano con lavori scarni in cui non va oltre l’utilizzo lo-fi di chitarra acustica, piano, voce e solo occasionale sezione ritmica in punta di piedi. Il trucco sta in un suono cristallino ed in una voce nasale che rimandano nostalgicamente ai primi Bob Dylan, Jim Croce, Gordon Lightfoot, John Sebastian. Ma non si tratta di un inganno, in quanto supportato da belle canzoni. Curioso di vedere se la misura del nostro folksinger è solo la semplicità, o se si troverà a proprio agio anche con produzioni più ricche) 7.2/10
lunedì 13 agosto 2012
Zac Brown - Uncaged (2012)
Band originaria della Georgia, protagonista della scena southern-rock, ne ha ridefinito le caratteristiche tradizionali attingendo al meglio della cultura musicale americana: R&B, Soul e Gospel arricchiscono il tessuto country e bluegrass. La loro capacità di essere originali nella tradizione, la loro passione e carica nei concerti ne ha fatto una delle band di maggiore successo degli ultimi anni nonostante abbiano solo tre dischi all'attivo (più una serie di lavori in piccole case discografiche che immagino verranno ripescati a breve). Fantastica "Day That I Die", con Amos Lee alla voce. Bellissime anche l'apertura "Jump right in" con armonie caraibiche alla Jimmy Buffett, "Overnight" con atmosfere R&B impreziosite dalla presenza di Trombone Shorty e le lente e dolcissime "Lance's Song" e "Last but not least". Un disco da ascoltare in spiaggia, quando il sole tramonta con un bel birrone in mano. Voto ★★★★
domenica 12 agosto 2012
OF MONSTERS AND MEN (2012) My Head Is An Animal
Non è solo il fatto che questo sestetto islandese all’esordio sia costituito da 4 uomini e 2 donne a farlo accostare agli Arcade Fire, scatenando un’asta tra le majors per averne il contratto; sono la costruzione, gli arrangiamenti, i cori, la tensione delle canzoni che rimandano al grande gruppo canadese. Con la differenza che la scrittura degli OMAM è chiaramente non urbana, ma di impronta folk-rock (azzarderei scozzese, alla Runrig acustici), con sottrazione degli strumenti della tradizione popolare ad un tappeto che resta prevalentemente acustico ma “pieno”, ed aggiunta di tastiere, fiati e cori da stadio (vedi Bellowhead e gli stessi Arcade Fire). Unico peccato è che la varietà di temi musicali e la tesa drammaticità degli Arcade Fire siano assenti negli OMAM, a favore di un’enfasi costante e spesso eccessiva (ma che rappresenterà un punto di forza nei live-acts). Resta, per qualità compositiva e senso della melodia, un bell’esordio, di grande speranza perché perfezionabile, ed un gruppo dal futuro radioso (anche commerciale): ora occorre liberarsi dei numi tutelari ed acquisire la personalità dei grandi.
Preferite: King And Lionheart, Little Talks, Your Bones
Voto Microby: 7.9/10
martedì 31 luglio 2012
MINIRECENSIONI al maschile (par condicio): M.Ward, Sonny Landreth, Lyle Lovett, Donavon Frankenreiter, Dan Raza
M. WARD (2012) A Wasteland Companion (Il prolifico cantautore statunitense dimostra il meglio di sé da solista piuttosto che nei –carini ma prescindibili—progetti paralleli, vedi She & Him e Monsters of Folk; nell’ultimo album esprime con classe superiore la varietà di stili che lo caratterizza, dal folk al pop, dal country-blues rurale al rock’n’roll: un riuscito ibrido di americana dal retrogusto ’50-’60) 7.7/10
SONNY LANDRETH (2012) Elemental Journey (All’11° album il grande slide-guitarist della Louisiana propone il suo primo lavoro interamente strumentale, che scorre tra rock, blues, country, reggae, fusion, zydeco evitando il tranello del puro esercizio di stile grazie ad una bella scrittura ed all’interazione con altri 2 grandi chitarristi, Eric Johnson e Joe Satriani, ai lavori del quale il disco è paragonabile) 7.5/10
LYLE LOVETT (2012) Release Me (Il texano purtroppo noto più per essere l’ex marito di Julia Roberts che per i propri (notevoli) meriti musicali, si conferma col suo mix di country-folk-swing-blues-pop-jazz, che sia frizzante/colorato o intimo/letterario, sempre servito con ironia. E nel suo ruolo si dimostra ancora una volta il migliore) 7.7/10
DONAVON FRANKENREITER (2012) Start Livin’ (Californiano cresciuto al surf professionistico dall’adolescenza alle Hawaii, in affitto dai genitori di Jack Johnson, non poteva non diventarne intimo amico e sviluppare come lui la doppia passione/professione di surfer e musicista, dalle coordinate simili: pizzicato di acustica e ukulele, occasionale sostegno della batteria, spensieratezza hawaiana. Carino, ma mancano i colori soul del suo più riuscito Move by Yourself) 7/10
DAN RAZA (2012) Dan Raza (Cantautore anglo-italiano intimista, confidenziale, malinconico alla Damien Rice, con influenze folk irlandesi e varietà di arrangiamenti acustici, dal violino al sax, dalla fisarmonica alla slide. Elegante ma appassionato, sempre in punta di piedi) 7.5/10
giovedì 19 luglio 2012
Minirecensioni al femminile. Patti Smith, Missy Higgins, Rumer, Rose Cousins, Fiona Apple
Patti Smith - Banga (2012) Primo album di canzoni nuove dopo 7 anni anche in questo lavoro conferma di essere l'unica, la vera poetessa del rock. Gli struggenti omaggi a Amy Winehouse ("This is the girl"), a Maria Schneider ("Maria"), alla storia della scoperta del nuovo mondo ("Amerigo"), e alle vittime del disastro giapponese ("Fuji-San") sono autentiche gemme musicali, ballate senza tempo che ricordano i fasti di Horses o Easter. Non fosse per alcuni brani un po' troppo intimisti potrebbe essere ricordato tra i suoi capolavori. Voto ★★★★
Missy Higgins - The ol' Razzle Dazzle (2012) Terzo disco per la musicista australiana, meno acustico dei precedenti e sicuramente più ricco di influenze country-pop e blues-soul. Lavoro interessante, manca poco per poterla definire una grande cantautrice. Voto ★★★
Rumer - Boys don't Cry (2012) Interprete innamorata di Bacharach e dei suoi sapori pop melodici, Rumer, in questo lavoro, si è cimentata con cover maschili, reinterpretandoli nella sua maniera pulita ed elegante. Rispetto all'album precedente, che l'aveva fatta classificare al secondo posto tra le migliori vocalist inglesi (dietro Laura Marling) nel 2011, questa volta ha coraggiosamente scelto brani soul, country e reggae non molti noti (se si eccettua la arciconosciuta "PF Sloan"). Un disco pop delizioso, armonico, spruzzato di fraseggi jazz, di cui godere senza remore. Voto ★★★ 1/2
Rose Cousins - We Have Made a Spark (2012) Cantautrice canadese, si è fatta aiutare da Mark Erelli per questo disco dall'autentico sapore folk-rock, melodico quanto basta, magari a volte discontinuo e bisognoso di diversi ascolti per essere apprezzato fino in fondo. Voto ★★★
Fiona Apple - The idler... (2012) La sua voce multi-timbrica ricorda quella di regina Spektor, non così le sue composizioni spesso avvitate su se stesse. Sicuramente un disco per certi versi coraggioso, ma senza dubbio ostico e complicato. Voto ★★
Missy Higgins - The ol' Razzle Dazzle (2012) Terzo disco per la musicista australiana, meno acustico dei precedenti e sicuramente più ricco di influenze country-pop e blues-soul. Lavoro interessante, manca poco per poterla definire una grande cantautrice. Voto ★★★
Rumer - Boys don't Cry (2012) Interprete innamorata di Bacharach e dei suoi sapori pop melodici, Rumer, in questo lavoro, si è cimentata con cover maschili, reinterpretandoli nella sua maniera pulita ed elegante. Rispetto all'album precedente, che l'aveva fatta classificare al secondo posto tra le migliori vocalist inglesi (dietro Laura Marling) nel 2011, questa volta ha coraggiosamente scelto brani soul, country e reggae non molti noti (se si eccettua la arciconosciuta "PF Sloan"). Un disco pop delizioso, armonico, spruzzato di fraseggi jazz, di cui godere senza remore. Voto ★★★ 1/2
Rose Cousins - We Have Made a Spark (2012) Cantautrice canadese, si è fatta aiutare da Mark Erelli per questo disco dall'autentico sapore folk-rock, melodico quanto basta, magari a volte discontinuo e bisognoso di diversi ascolti per essere apprezzato fino in fondo. Voto ★★★
Fiona Apple - The idler... (2012) La sua voce multi-timbrica ricorda quella di regina Spektor, non così le sue composizioni spesso avvitate su se stesse. Sicuramente un disco per certi versi coraggioso, ma senza dubbio ostico e complicato. Voto ★★
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