venerdì 13 gennaio 2023

Top 'ol 55 del 2022: classifica di Microby

I migliori 10 ed i dischi "caldi" (da 11 a 20).


1. THE SMILE – A Light For Attracting Attention
2. EDDIE VEDDER – Earthling 
3. KULA SHAKER – 1st Congregational Church of Eternal Love (And Free Hugs) 

4. ARCADE FIRE – WE 
5. ALT-J – The Dream 
6. MICHAEL McDERMOTT – St. Paul’s Boulevard 
7. BEN HARPER – Bloodline Maintenance 
8. TOM ODELL – Best Day of My Life 
9. EZRA FURMAN – All of Us Flames 
10. BLACK COUNTRY, NEW ROAD – Ants From Up There 


11. JACK WHITE – Entering Heaven Alive 
12. PAOLO NUTINI – Last Night In The Bittersweet
13. JESPER LINDELL – Twilights 
14. ERIC GALES – Crown 
15. XAVIER RUDD – Jan Juc Moon 
16. SPOON – Lucifer On The Sofa 
17. MADRUGADA – Chimes At Midnight 
18. THE SLOW SHOW – Still Life 
19. THE UNTHANKS – Sorrows Away 
20. ZERO – Naught Again 







martedì 10 gennaio 2023

Top 'ol 55 del 2022: classifica di LucaF

Top 'ol55 del 2022: i migliori 10 ed i dischi "caldi" (da 11 a 20).



1. American Aquarium   Chicamacomico

2. Michael McDermott   St. Paul's Boulevard

3. Regina Spektor   Home, Before and After

4. Sondre Lerche - Avatars Of Love
5. Polly Paulusma  The Pivot on Which the World Turns
6. Nerina Pallot  I Don't Know What I'm Doing
7. Jonathan Jeremiah  Horsepower For the Streets
8. The Delines - The Sea Drift 
9. Nick Mulvey  New Mythology
10. John Fullbright  The Liar
11. Jono McCleery  Moonlit Parade
12. Drugdealer - Hiding In Plain Sight
13. The Smile  A Light for Attracting Attention
14. Johnny Marr - Fever Dreams Pts 1-4
15. Keb'Mo'   Good To Be...
16. Passenger - Birds That Flew and Ships That Sailed
17. Stereophonics   Oochya!
18. Duncan Sheik - Claptrap
19. The Unthanks – Sorrows Away 
20. Paolo Nutini – Last Night In The Bittersweet



domenica 8 gennaio 2023

Top 'ol 55 del 2022: classifica di Fabius e Cerebus

Top 'ol 55 del 2022: classifica di Beppe (Cerebus)





1. Yard Act - The Overload
2. Viagra Boys - Cave World
3. Black Country, New Road - Ants From Up There
4. Black Midi - Hellfire
5. Afghan Whigs - How do you burn
6. Arcade Fire - We
7. Johnny Marr - Fever Dreams Pts 1-4
8. Alt-J - The Dream
9. Jack White - Fear of the dawn
10. Jack White - Entering Heaven Alive







Top 'ol 55 del 2022: classifica di Gigi (Fabius)





1. Tears for Fears - Tipping point
2. Paolo Nutini – Last Night In The Bittersweet 
3. Crawlers - Lonely without love
4. Gabe Dixon - Let me be your melody
5. The Bros Landreth - Come Morning
6. Ariel Posen - Downtown
7. Old Crow Medicine show - Point This Town
8. Aaron Raitiere - Single Wide dreamer
9. Steve Earle and the Dukes - Jerry Jeff
10. American Aquarium - Chicamacomico

Top 'ol55 - Le classifiche del 2022

 Addio 2022.


Dopo due anni gravemente appesantiti dal COVID-19, l'industria musicale è tornata a pieno ritmo nel 2022, con numerosi tour e un flusso costante di nuove uscite musicali durante tutto l’anno. In particolare sto personalmente chiudendo il ciclo con molti artisti che dubito riuscirò mai più a rivedere in concerto, dato l’insulto anagrafico. Quest’anno mi sono congedato dagli Stones, Elton John, Eric Clapton, Genesis; nel 2023 lo farò da Springsteen, ahimè. Molti altri invece li ho desiderati e riscoperti: Beck, Gov’t Mule, Beth Hart, Hackett, Landreth, Blunt. Niente di nuovo, il rock tradizionale tiene duro sempre con gli stessi: la nuova musica non è più rock, è altro, e l’impressione è che non trovi ancora la strada giusta.

Come facciamo ogni anno, abbiamo chiesto ai redattori del blog di condividere i loro nuovi album musicali preferiti.  Se stiamo facendo le cose bene, alcuni dei tuoi preferiti sono qui, ma c'è anche molto spazio per la scoperta e questo periodo tranquillo al cambio dell'anno è il momento perfetto per recuperare alcuni album stellari che potresti esserti perso (succede ai migliori di noi!) Prima che comincino le nuove uscite.

A nome di tutti i redattori chiediamo scusa a coloro che ogni tanto danno un’occhiata al nostro blog: non siamo improvvisamente diventati sordi: ascoltiamo sempre tanto ma ci siamo un può impigriti ed abbiamo interrotto a lungo con le segnalazioni. Speriamo di poter uscire da un certo “down” e riprenderle (e riprenderci) magari anche con un taglio ancora più semplice ed immediato. I miei migliori auguri per un anno tenacemente sereno.


Iniziamo con i best 10 di Cerebus e Fabius.

giovedì 5 gennaio 2023

 

Suggerimenti al volo dal 2022

Qualche interessante uscita del 2022, per rimediare alla pigrizia diffusa dell'anno appena terminato.
 
Viagra boys - Cave world
La travolgente band post-punk svedese ha pubblicato il suo terzo album, non all'altezza del precedente Welfare jazz, ma comunque molto divertente ed energico. L'ispirazione a Nick Cave è già nel titolo, oltre che in certe atmosfere alla Grinderman.
 
The Afghan Whigs -  How do you burn
 Lo storico gruppo black-grunge dimostra ancora una volta di saper bruciare bene!
 
Black Midi - Hellfire
Trio londinese formatosi nel 2017, i Black Midi prendono il nome da un genere di musica elettronica giapponese anche se poi quello che suonano non ci ha nulla a che vedere e per essere sinceri non ha nulla a che vedere con nulla... Ascoltate tutto il disco e vedrete che poi i pezzi si ricompongono.
 
Jack White - Fear of the dawn e Entering Heaven Alive
L'oramai non più (?) Re Mida del rock se ne spara addirittura due, purtroppo non il risultato di una esuberanza creativa, quanto invece della necessità di ritrovare sé stesso, magari attraverso l'esplorazione dei generi tradizionali della musica popolare americana. Intendiamoci, sempre roba di gran classe, ma i tempi di Blunderbuss e Lazaretto sono abbastanza lontani.

 

lunedì 30 maggio 2022

THE SMILE (2022) A Light For Attracting Attention

 

Genere: Art-Rock, Avant-pop  

Simili: Radiohead, Arcade Fire, Alt-J, Sigur Ròs, Neu!, Talk Talk, Spiritualized, Wolf Parade, Mogwai

Voto Microby: 8.5

Preferite: Free In The Knowledge, Pana-Vision, Waving A White Flag

Perché questo disco non è a nome Radiohead? E’ infatti del tutto evidente che il suono è immediatamente identificabile con la band di Oxford, a differenza dei progetti solisti di Thom Yorke/Atoms For Peace e Jonny Greenwood, caratterizzati da soluzioni sonore che si discostavano nettamente dalla band-madre. The Smile non rappresenta quindi l’opportunità di comporre e incidere qualcosa di completamente diverso, né di pubblicare materiale rimasto negli archivi del gruppo, chè le canzoni sono tutte (eccetto la conclusiva Skrting On The Surface) di conio recente. Che sia un segno di rispetto nei confronti del pur eccellente batterista titolare, Phil Selway, qui sostituito da Tom Skinner, alle pelli nel combo neo-jazz Sons of Kemet? Di fatto, ancora una volta l’essenza dei Radiohead si conferma la coppia Yorke/Greenwood, che con A Light For Attracting Attention non traccia una linea di continuità con l’eccellente A Moon Shaped Pool (2016) né col più avventuroso ma poco riuscito The King of Limbs (2011). Piuttosto, similmente a quanto realizzato dagli Arcade Fire con l’ultimo WE (2022), siamo di fronte ad un album eterogeneo alla Hail To The Thief (2003), che non inventa nulla ma riesce sapientemente a compendiare i suoni esplorati dai Radiohead dagli esordi ad oggi. Quasi filologicamente, la prima parte del disco richiama l’adrenalina degli anni ’90 dei nostri, aperti dal debutto con Pablo Honey (1993), ancora in area britpop, e conclusi col capolavoro disperato, angolare e paranoico di OK Computer (1997). I brani più ossessivi e spigolosi del nuovo album (sebbene ascritto a The Smile) hanno più un sapore motorik/math-rock che britpop, ma la medesima oscurità, ansia, amarezza, esasperazione post-punk. La seconda parte del lavoro appartiene ai Radiohead (oops!) più liquidi e d’atmosfera, figli di Kid A (2000) e Amnesiac (2001), in cui chitarra, pianoforte ed elettronica delicata si intrecciano ad esprimere malinconia, disagio, tensione ed inquietudine come da manifesto dei Radiohead del nuovo millennio. La dimensione emotiva del falsetto ansiogeno di Thom Yorke viene amplificata dalle orchestrazioni di Jonny Greenwood, ormai maestro di colonne sonore alla corte di Paul Thomas Anderson (e non solo), e Tom Skinner alle pelli regala ritmiche ed armonie che mutano di brano in brano (scuola King Crimson avant-prog). E’ in questa seconda parte che si esprimono i capolavori, le ballate per pianoforte, elettronica inquieta, crescendo orchestrali ed ombreggiature ritmiche che richiamano i fasti di Pyramid Song, Fake Plastic Trees, Exit Music, 2+2=5, e molte altre gemme nel carniere degli oxfordiani. Alla fine, la domanda iniziale risulta pleonastica: Yorke e Greenwood ribadiscono di essere tra i musicisti più influenti del nuovo millennio, e noi siamo di fronte ad un grande album di una grande band. Che promette meraviglie nei cinque concerti italiani dal 14 al 20 luglio (Milano, Ferrara, Macerata, Roma, Taormina).

lunedì 23 maggio 2022

WEST FARGO (2022) W3ST FARGO


Genere: Classic rock/Hard rock ‘70

Simili: Deep Purple

Voto Microby: 7.7

Preferite: Written In My Soul, Feel The End, The Record Turns


Ho un debole per questi maturi ragazzacci bresciani: a partire dalla ragione sociale così cinematografica (Cohen Bros), per seguire con lo splendido
artwork delle copertine, ma soprattutto con la passione che trasuda dai loro lavori. Totalmente disinteressato ai suoni dei millennials, al terzo disco il combo camuno prosegue il percorso a ritroso  nella musica rock (iniziato citando, in italiano, gli anni ’90 di Timoria ma anche di Pearl Jam) per approdare con l’ultima fatica al classic rock/hard rock degli anni ’70, la golden age della musica rock, influenza già in parte esperita nell’album precedente. Per farlo i West Fargo hanno abbandonato con brillanti risultati la lingua di Dante per quella di Shakespeare, e inciso nove brani di appassionata qualità. Il profilo del lavoro non si adagia, come da archetipo del genere, solo sui vibranti riff e gli infuocati incisi della chitarra elettrica di Roberto Roncalli, ma si accende anche grazie alla batteria propulsiva di Matteo Zelaschi, al basso pulsante di Domenico Ducoli, alla grande estensione vocale di Davide Balzarini ed all’ordito delle tastiere di Pierluigi Capretti, che ha certamente ben assimilato la lezione di Jon Lord (Deep Purple) ma anche dei synth analogici alla Baba O’Riley (The Who). Così se il riferimento immediato di scrittura ed esecuzione è l’hard rock dei seventies (ben lontano dalle influenze hard blues dei Led Zeppelin e dal doom dei Black Sabbath, ed invece più simile ai Purple meno prog e più recenti), il risultato finale è assolutamente raccomandato agli appassionati del classic rock chitarristico dei ’70. Ad essere pignoli in un disco che non ha fillers, la tensione si abbassa nel paio di brani in cui la voce solista viene affidata all’ugola di Capretti, ben impostata ma priva dell’estensione e soprattutto del pathos del titolare Balzarini. Come da tradizione della band, l’album si completa con una bonus track musicalmente non adesa al contesto, se non che si tratta di un’alternate version acustica di un brano affidato in chiusura all’interpretazione di Silvia Ducoli, figlia del bassista Domenico. Buona fortuna anche a lei!

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