sabato 20 ottobre 2012

Recensioni bonsai: Tori Amos, Maceo Parker, Trey Anastasio, JohnnyHickman, Cosmo Jarvis


Tori Amos - Gold Dust (2012)
13° album, pubblicato per la Deutsche Grammophone. Già questo è abbastanza rivelatore. Si tratta infatti di un disco in cui Tori recupera parte della sua vecchia produzione, condendola con archi e orchestrazioni varie, eseguite dalla Dutch Orchestra.  Mi è sempre piaciuta Tori Amos: il suo disco del 2009 era arrivato anche al terzo posto della classifica di questo blog. Potrei chiudere in due modi: "disco da consigliare solo ai veri appassionati" oppure "espressione di onanismo musicale".  Fate voi. Voto ★★.
Maceo Parker - Soul classic (2012)
Per risollevarsi dal disco precedente ci vuole sicuramente un bel power funk come quello di MP, qui registrato in alcuni concerti europei. Per chi non lo conosce, si tratta di una sassofonista assolutamente pazzesco, con il ritmo nelle vene. Impossibile ascoltarlo senza saltare sulla sedia. Ascoltare a canna, please! Voto ★★★1/2
Trey Anastasio - Traveler (2012)
L'ex leader dei Phish è uno a cui non manca di sicuro la voglia di scrivere e suonare.  La sua caratteristica è quella di farlo con grande classe e condire la sua ispirazione con musicalità zappiane o funkieggianti, a seconda dell'estro. Non la sua migliore opera però un bel disco.Voto ★★★1/2
Johnny Hickman - Tilting (2012)
Non poteva mancare un disco di puro folk-country. Hickman è il chitarrista dei Cracker, bel gruppo americano di sano country-rock. Atmosfere folk-bluesy orchestrate con classe sopraffina per un disco godibilissimo, tutto da ascoltare e canticchiare. Voto ★★★1/2
Cosmo Jarvis - Think Bigger (2012)
Americano di 23 anni trapiantato in Inghilterra, ha l'incredibile capacità di passare repentinamente da un tranquillo rock'n'roll ad uno scatenato hard-rock urlato e sanguinante, oppure da melodie funkeggianti alla Lenny Kravitz a controtempi indie alla Jeff Buckley. Il brano "Train Downtown" è qullo che ho ascoltato di più nell'ultimo mese. Wow! Voto ★★★



sabato 13 ottobre 2012

Tallest Man on Earth in concerto a Brescia


Senza dubbio sorprendente. Innanzitutto l'inattesa folla ad accoglierlo, nello spazio, rivelatosi angusto, del Ridotto del Grande: pensavo evidentemente a torto di essere uno dei pochi gasati a conoscerlo. Dopo il perdibile gruppo spalla (gli inglesi Dan Haywood's New Hawks) si presenta il nostro Kristian Mattson, capelli schizzati e canotta grigia un pò burina. Ci illudiamo che venga accompagnato da qualche altro strumentista, ma invece no, l'unica compagna del concerto sarà la sua chitarra, acustica, classica o elettrica che sia, solo in due brani abbandonata per il piano.
Nonostante il suo metro e sessanta di statura, fin dal primo attacco diventa davvero l'uomo più alto del mondo. I brani sono soprattutto quelli dall'ultimo lavoro, il bellissimo "There's no leaving now", alternati a brani meno recenti, quali "King of Spain", "la bellissima "Love is all", "the Gardener" , "The dreamer" suonata al piano, ed una stupenda versione di "Graceland" di Paul Simon, già presente sul singolo di King of Spain introdotta e fusa con "The wild hunt". Tutti i brani sono tirati e sembrano grondare sangue e sudore; il suo fingerpicking non stanca mai, anzi, ci ipnotizza e ci teletrasporta nelle distese sconfinate delle brughiere di tutto il mondo.
Nel camerino, alla fine del concerto, appare stanchissimo e ci fa sapere di essere diretto ad una battuta di pesca alla mosca nei nostri fiumi ai confini con la Svizzera.  Buona pesca Kristian, torna a trovarci presto.


lunedì 8 ottobre 2012

MINIRECENSIONI: Calexico, Cat Power, Patrick Watson, The Welcome Wagon, David Byrne & St. Vincent

CALEXICO (2012) Algiers (Joey Burns e John Convertino non tradiscono mai, seppur allontanandosi dalle tradizionali musiche tex-mex e del border: in un album registrato ad Algiers, quartiere di New Orleans, la città più europea degli Stati Uniti, suonano più lineari di sempre, ma il timbro malinconico, la tesa rassegnazione, la partecipazione commossa e l’atmosfera da aspettativa compressa profumano ancora di frontiera, di confine, che sia messicano, cubano o mediterraneo) 8/10

CAT POWER (2012) Sun (Al primo album di canzoni autografe dopo 6 anni l’americana Chan Marshall, una delle cantautrici più stimate della sua generazione, prova a cambiare registro con arrangiamenti elettronici, drum machine, loop sintetici, chitarre taglienti e fredde ed il missaggio di Zdar (Cassius e Phoenix). La solita voce calda e malinconica di Chan prova a scaldare il tutto, ma non basta per un lavoro privo di grande ispirazione e con una produzione (la prima in proprio) ancora acerba) 6.9/10   

PATRICK WATSON (2012) Adventures In Your Own Backyard (Nato in California ma cresciuto in Quebec, Patrick Watson è leader dell’omonima band canadese che, al quarto disco, abbandona la sperimentazione per una forma-canzone sempre elaborata ma più semplice, tra cabaret e chamber-pop acustico, cui non mancano influenze morriconiane, tratti edonistici ma anche un’elettronica soffusa. La voce richiama Antony Hegarty, ma come fosse arrangiato da Andrew Bird/Sufjan Stevens e prodotto da Rufus Wainwright. Da seguire con attenzione) 7.7/10

THE WELCOME WAGON (2012) Precious Remedies Against Satan’s Devices (Bell’esempio di christian rock servitoci dal reverendo Thomas Vito Aiuto e dalla moglie Monique: musica dalla tradizione folk-country americana in salsa indie, testi tratti da salmi o ispirati alle sacre scritture, strumenti per lo più acustici, arrangiamenti misurati. Le radici musicali sono bianche anche quando si canta Hallelujah) 7.7/10

DAVID BYRNE & ST.VINCENT (2012) Love This Giant (L’ex Talking Heads e la chitarrista Annie Clark in una riuscita collaborazione pop, equamente divisa tra responsabilità compositive e resa musicale: moderno ma non sintetico il drum programming di John Congleton, portato dalla Clark, e urbani ma caldi gli arrangiamenti per fiati, sempre voluti dalla Clark ma che sembrano figli di Rey Momo. L’onnipresenza della brass band rappresenta il valore aggiunto ma anche il limite dell’operazione, dal momento che egemonizza gli arrangiamenti rendendo il disco poco vario. Meno riuscito delle collaborazioni di Byrne con Brian Eno, ma nettamente superiore a quella precedente con Fatboy Slim. E diverso da ogni album a nome St. Vincent) 7.6/10

mercoledì 3 ottobre 2012

Jesse Harris - Sub Rosa (2012)

Il mondo musicale è pieno di autori che scrivono per altri e che si augurano che prima o poi il successo arrida anche a loro stessi. La storia della musica ne è piena: basti pensare a Carole King o Willie Nelson, inizialmente più celebri per i brani scritti per altri piuttosto che per loro stessi. Jesse Harris potrebbe essere uno di questi: ha cominciato a scrivere da almeno 10 anni e la svolta alla propria carriera arriva quando compone "Don't know why" per Norah Jones. Un successo planetario per il quale gli viene almeno riconosciuto un Grammy come migliore autore nel 2003: da allora i suoi brani sono stati interpretati da musicisti del calibro di Solomon Burke, Smokey Robinson, Emmylou Harris o Willie Nelson (ironia della sorte). Purtroppo però i suoi lavori non sono altrettanto fortunati: questo è il suo settimo disco e stavolta prova ad attorniarsi di top-artists quali Norah Jones, Conor Oberst (Bright Eyes), Melody Gardot, Bill Frisell. Il risultato è ottimo anche stavolta: un pop-jazz con forti influenze folk ed un pizzico di brasile (il disco è stato in parte registrato a Rio, con musicisti locali ed in parte a New York, sua città natale): l'arpeggio ricorda James Taylor e Josh Rouse, la musicalià e il piglio melodico rimandano a David Grey e Ben Folds. Di sicuro non sarà un successo, ma piace. Voto ★★★

martedì 25 settembre 2012

BOB DYLAN (2012) Tempest

Continua il viaggio di Dylan tra i differenti stili musicali dell’America del secolo scorso. Promettente l’inizio col primo singolo, Duquesne Whistle, un folk-swing che starebbe bene nei films di Woody Allen. E poi la voce, mai così bella, sempre meno ipernasale ed invece più piena, calda, rauca, quasi waitsiana; da promuovere insieme alla buona qualità della scrittura. Entusiasmo che si stempera nella svogliatezza generale dell’esecuzione: ciascun brano muore come nasce, senza mai un cambio di passo, di ritmo, una variazione del tema musicale, un breve assolo, uno sforzo mentale per trovare una chiusura adeguata alle canzoni, che finiscono tutte in dissolvenza. Ascoltare Narrow Way, Early Roman Kings, Tin Angel e la lunghissima title track (che da sole fanno 35 minuti!) ed anelare ad un pizzico di fantasia come fosse una boccata d’ossigeno equivale ad una sofferenza cui ci si sottrae facilmente skippando le canzoni al secondo ascolto. Per non parlare dei blues, che sarebbero statici anche per Muddy Waters. A che serve una backing band eccellente se la costringi ad un mero accompagnamento scolastico? Senza leggere/comprendere i testi, è come pretendere che un americano possa apprezzare Radici di Guccini: probabilmente lo troverebbe noioso, ripetitivo, musicalmente povero, e di sicuro skipperebbe (bestemmia!) La locomotiva. Noia che traspare poco nella prima parte, fatta di canzoni più varie e brevi, e che si merita un 7.5, ma che ti abbraccia inesorabile durante i lunghi/ssimi e monocordi brani della seconda parte, da 6.5. In conclusione un lavoro di transizione, che sembra (nonostante nella realtà non lo sia) fondato su scarti degli ultimi 4-5 albums, da Time Out of Mind (1997) in poi.

Preferite: Duquesne Whistle, Pay In Blood, Soon After Midnight

Voto Microby: 7/10

domenica 23 settembre 2012

ROYAL SOUTHERN BROTHERHOOD (2012) Royal Southern Brotherhood

Quando tre icone della musica del sud degli Stati Uniti, il percussionista e vocalist dei Neville Brothers Cyril Neville, il chitarrista/voce Devon Allman, figlio di Gregg e nipote di Duane, ed il pluripremiato chitarrista e vocalist rock-blues Mike Zito decidono di unire le forze per un progetto comune, già ci si aspettano grandi cose. Se poi al trio si aggregano in pianta stabile Yonrico Scott, ex batterista della Derek Trucks Band, il bassista Charlie Wooten ed in sede di produzione Jim Gaines (Santana e Steve Ray Vaughan tra gli altri), il supergruppo è assicurato ed il capolavoro sembra scontato. Il risultato, tra (molte) luci e (poche) ombre, è un album che evita freddi tecnicismi e la proposizione del solito (ben suonato) album southern rock-blues, dal momento che l’impronta soul/funky di New Orleans è prepotente nei brani a firma Neville, quella blues emerge in quelli proposti da Zito, e l’anima rock/latina nelle canzoni griffate Allman (chiaramente influenzato da Santana piuttosto che dallo zio Duane). I due chitarristi duettano con puntualità senza logorrea, evitando il tranello (ma che bello a pensarci…) della riproposizione delle “twin guitars” Duane Allman/Dickey Betts nell’Allman Brothers Band. Anche l’amalgama generale è buono, e la produzione calda, rollante, precisa ma non leccata. Cosa manca per poter dire che RSB è un grande disco? La qualità compositiva, fatta di “belle” ma non di “grandi” canzoni. Chissà che, finito il rodaggio, tale sorte non possa toccare al secondo disco. Rimaniamo sintonizzati, e per ora godiamoci un lavoro che ricorda uno shake tra Neville Brothers, Santana e Joe Bonamassa.

Preferite: Fired Up!, Fire On The Mountain, Hurts My Heart

Voto Microby: 7.5/10

lunedì 17 settembre 2012

Recensioni bonsai (The Good Ones): John Osho, Bap Kennedy, Ren Harvieu, Bollani

Josh Osho - L.i.f.e. (2012)
Identificato come la risposta inglese a John Legend. In realtà a differenza di Legend, John Osho viene dalla strada (nel vero senso della parola, era un homeless e spacciatore di droga):  la musica come redenzione, non può non emozionare. Disco black da ascoltare e godere (genere Donny Hathaway-Marvin Gaye). Voto ★★★1/2
Bap Kennedy - The sailor's revenge (2012)
Un irlandese che appoggia la sua radice celtica nello spirito americano country-folk più elegante (al contrario di quello che abitualmente succede). Prodotto da Mark Knopfler se ne sente la profonda influenza in ogni brano (sembra di ascoltare l'evoluzione di "Get Lucky"). Un disco sontuoso. Voto ★★★
Ren Harvieu - Through the night (2012)
Ok, potrebbe sembrare l'ennesima vocalist retro-soul sulle orme di Amy Winehouse, Adele, Emeli Sandè, e compagnia bella. Eppure questa 21enne di belle speranze mi sembra sulla buona strada: pezzi scritti da Ed Harcourt e Dave McCabe (Zutons), una voce vellutata che ricorda Shirley Bassey e Linda Ronstadt, qualche atmosfera  Morriconiana. Da ascoltare e ricordare. Voto ★★★
Stefano Bollani : Volare (2012)
E' molto raro che in questo blog si parli di jazz ma qui è doveroso sottolineare l'assoluta bellezza di questo lavoro, semplice ed ispirato. Non avrei mai pensato di poter ascoltare una versione di "Anema e Core" (!!!) fino in fondo. Voto ★★★

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